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i391: Invito al dialogo con le/i compagne/i di Potere al Popolo!



2 No2 Neutrale3 Si, come prima scelta4 Si, come scelta alternativa

Rifiutata (2)

7Si64%Si
2Astensione18%Astensione
2No18%No

Proposta

Compagne e compagni che ci avete scritto e compagne e compagni che non ci avete scritto ma la pensate in modo simile: noi non ci stiamo, non intendiamo partecipare a questo gioco al massacro che non è altro che una contrapposizione tra gruppi organizzati di cui facciamo fatica a comprendere il senso. Non siamo indifferenti all'idea che chi ha fatto con noi il cammino fin dall'inizio e ha dato vita con noi a PaP se ne allontani, PaP è la casa di noi tutti e non ha mai cessato di esserlo.
Tutte le compagne e i compagni sono importanti, uno per uno, e non ne vogliamo perdere, per questo vi chiediamo di fermare la reiterata pubblicazione di documenti accusatori o post sui social che fanno male a tutti e non giovano a nessuno. Tutti dobbiamo restare, partecipare, contribuire come singoli, con le nostre idee, le nostre energie a formare giorno per giorno la politica di PaP.
Non ci piace il pensiero unico, e le differenze, tra chi ha gli stessi obiettivi di fondo, sono una ricchezza e non possiamo perciò accettare che si vada a distruggere quanto fino ad ora costruito col lavoro e le speranze di tutti nella palude dei veti e delle accuse, dove il nostro manifesto invece di prendere vita asfissierebbe.
Non siamo incoscienti, rendiamoci conto di quanto male possa fare alle nostre speranze l'ennesima divisione in un momento in cui i fascisti e le destre sono al potere e all'attacco intorno a noi; c'è un disperato bisogno di unità per costruire una forza in grado di contrastarli.
Non ci trovava d'accordo la proposta di fermarci ancora a parlare e "fare tutte/i un passo indietro per farne - insieme - uno più lungo, in avanti", perché fare un passo indietro non garantisce affatto che poi se ne facciano due avanti, mentre di certo si disfa il già fatto.
Troppe volte ci siamo fermati finora, e passi avanti non se ne sono visti, lasciando sorgere il dubbio che qualcuno indugiasse di proposito. Ancor meno riteniamo ammissibile tentare di annullare il lavoro di migliaia di persone come se l'impegno, il tempo di ognuno contassero zero.
E’ sorprendente quanto si è potuto leggere sulla stampa e in Rete: la dichiarazione unilaterale di fallimento del progetto di PaP, e l’ennesima chiamata alle armi per ripartire da capo con un nuovo progetto aggregativo, come se analoghi tentativi, in passato, non fossero tutti miseramente falliti colando a picco, proprio nel momento in cui si sta dando un'organizzazione, l'unico progetto già avviato e in crescita, quello di PaP, frutto dell'impegno di migliaia di compagne e compagni tra cui tanti appartenenti a Rifondazione comunista.
Non possiamo accettare che si vada a distruggere quanto fino ad ora costruito col lavoro e le speranze di tutti, e chiamiamo i compagni e le compagne, e in particolare quelli di Rifondazione, a non permettere che succeda.
Ora è tempo invece di lavorare per non rendere irreparabili le nostre divergenze. Abbiamo solo posto le basi di PaP, uscendo dalla fase transitoria.
Sì, c'è stato nervosismo, si sono sicuramente commessi errori, sono state dette parole che si potevano/dovevano evitare, ma questo nulla toglie alla regolarità della votazione.
Tutto si è svolto in modo totalmente democratico e trasparente, sulla piattaforma, in base al programma deciso a larghissima maggioranza dal coordinamento il 1° ottobre.
Sostenere il mancato rispetto delle regole democratiche è inaccettabile. La votazione si è svolta nella massima trasparenza e regolarità.
Se diverse migliaia di aderenti, chiamate dai presentatori dello Statuto 2 a non votare più effettivamente non hanno votato, questo non cancella il voto delle migliaia di persone che invece si sono espresse in una scelta che - per comune accordo - non prevedeva alcun quorum. E' il mancato rispetto del voto a non essere democratico.
Il voto non è una necessaria "conta divisiva", è uno strumento di democrazia indispensabile ed elementare, è certamente imperfetto, come lo è ogni altro sistema, ma ciascuno può verificare la registrazione corretta della propria scelta. Non abbiamo mai pensato che votare tra due statuti fosse il male assoluto, anzi ci è parso il solo modo di uscire da un confronto logorante, che consumava le migliori energie in un interminabile piétinement sur place. La mediazione non è stata possibile prima trattandosi di due modelli di organizzazione incompatibili, e non lo sarebbe adesso. Potremmo passare un altro anno a discutere ciascuno statuto, emendamento per emendamento, spaccando il capello in quattro, mantenendo un coordinamento transitorio non eletto e senza regole scritte, potremmo continuare a pesare i torti reciproci e le rispettive ragioni, studiare formule ecc. logorandoci e perdendo militanti ed energie. E' già successo troppe volte, non vogliamo ricaderci ancora.
A stragrande maggioranza il coordinamento transitorio di cui tutti facevamo parte ha deciso di concludere la fase interlocutoria e di votare, perché indugiare ancora su quale forma darci ci avrebbe paralizzato. Abbiamo uno statuto, un insieme di regole minime e certe per lavorare insieme, possiamo partire per gli innumerevoli fronti di cui parlare, dove incalza l'urgenza di intervenire, di farci conoscere. Tra un anno ci guarderemo indietro e vedremo se ha funzionato o no, e come eventualmente cambiarlo.
Adesso però eleggiamo tutte e tutti insieme un coordinamento pienamente legittimo perché scelto da ciascuno/a di noi - e andiamo avanti, indietro non torneremo, lo avevamo detto da subito e per quello c'eravamo mossi. Solo se saremo in tanti a partecipare potremo avere un coordinamento equilibrato e condiviso, in grado di accogliere le idee di tutti, andarsene equivale ad una resa e significa perdere un'opportunità, forse l'ultima, di dare voce agli sfruttati.
Condividiamo il 95 % della visione politica, non facciamo prevalere il 5% su cui siamo divisi, facciamolo invece diventare sale e dialettica di un insieme di persone in movimento verso un obiettivo comune: dare potere agli strati più svantaggiati, a chi sta sotto e non ha voce. Potere al popolo deve essere la casa di tutte e tutti quelli che lo hanno costruito e fatto vivere in questi mesi, e anche chi non ha voluto votare troverà tutti i mezzi necessari per partecipare alle decisioni, incidere su di esse, cambiarle, attuarle. Perché c'è bisogno di decisioni per poter agire, e le discussioni sono indispensabili ma non possono essere eterne, specialmente se, come pare, il dissenso "non è nato da una linea politica alternativa" ma da un'idea differente su come renderla efficace.
 
 

L’Assemblea Permanente Prima Le Persone

Nessun emendamento