» SANDBOX » Prove veloci » Prova 20' #209 i344: Carlo Cafiero
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La gioventù
Discepolo di Emilio Covelli al seminario di Molfetta, dopo aver terminato gli studi superiori si iscrive in Giurisprudenza a Napoli. Laureatosi, entra in possesso di un grosso patrimonio in seguito alla morte del padre e si trasferisce a Firenze (allora capitale del Regno d'Italia), dove la famiglia vorrebbe avviarlo alla carriera diplomatica. Cafiero però sembra maggiormente attratto da altri interessi (occultismo, etnologia, studio delle civiltà orientali...) e prende a girare per l'Europa. Dopo un breve periodo in Francia (1870), ospite del pittore Giuseppe De Nittis, si trasferisce a Londra, dove, dopo aver visto con i propri occhi la penosa condizione in cui versa la classe operaia londinese, si "converte" alle idee socialiste.
L'incontro con Engels e l'attività in favore dell'A.I.T
A Londra incontra personalmente Friedrich Engels e abbraccia le idee marxiste. Engels lo invita a recarsi in Italia per contrastare l'influenza di Giuseppe Mazzini e Bakunin nelle sezioni italiane dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Partito da Londra nel maggio 1871, si stabilisce inizialmente a Firenze, entra in contatto con i vari circoli democratici della città toscana e conosce Luigi Castellazzo, presidente di una Società Democratica Internazionale, impegnatissima in quei giorni nel sostenere la Comune di Parigi. Una volta finita l'esperienza fiorentina, si sposta prima a Barletta e poi a Napoli, dove la situazione della locale sezione dell'AIT è assai confusionaria a causa delle scorrettezze dell'ex-presidente Stefano Caporusso. Cafiero prova a rimediare alla situazione concedendo maggiori responsabilità alle figure che egli riteneva più capaci, tra cui l'anarchico Carmelo Palladino, studente pugliese trapiantato in Campania. Quando il 20 agosto le autorità sciolgono la sezione napoletana, Cafiero subisce un'accurata perquisizione della sua casa e poi è tratto in arresto.
Rilasciato dopo pochi giorni, partecipa al congresso operaio di Roma (XXII congresso delle società operaie, 1-6 novembre) come oppositore della maggioranza mazziniana. In quel periodo collabora col foglio internazionalista «La Campana» di Napoli, prosegue il rapporto epistolare con Fredrich Engels e "assiste" al conflitto tra la sezione dell'Internazionale di Napoli, di chiaro orientamento bakunista, e il Consiglio Generale di Londra, indirizzato, specie dopo il convegno del settembre 1871, verso la burocratizzazione e centralizzazione dell'organizzazione.
L'amicizia con Bakunin e l'anarchismo
Inizialmente neutrale di fronte alla disputa tra bakunisti e marxisti, durante i primi mesi del 1872 si schiera apertamente con la fazione anarchica pro-Bakunin. Si reca allora in Svizzera per incontrare personalmente Bakunin, grazie al quale consolida ancor più la sua scelta collettivista-anarchica. In questo periodo invia una lettera ad Engels, nel quale gli illustra la sua posizione in favore dell'anarchismo. Diviene così uno dei militanti più attivi del movimento anarchico italiano.
Durante il congresso di Rimini (4-6 agosto 1872), che riunisce le sezioni italiane dell'Internazionale, Cafiero è il presidente dell’assemblea e Andrea Costa il segretario. Il convegno sancisce la definitiva rottura con la maggioranza marxista del Consiglio nazionale di Londra: gli italiani si erano oramai indirizzati verso il federalismo e l'autogestione, i seguaci di Marx verso la gerarchizzazione centralizzata dell’AIT. Cafiero partecipa anche, in qualità di osservatore, al convegno de L’Aja (2-7 settembre), nel corso del quale Bakunin e gli anarchici saranno di fatto espulsi.
Nascita dell'Internazionale antiautoritaria
Diventato uno degli anarchici più intransigenti, Cafiero si reca a Zurigo per incontrare Bakunin e partecipare con lui al convegno di Saint-Imier indetto dalla Federazione anarchica del Giura. Questo congresso sancirà la nascita dell’Internazionale antiautoritaria (16-17 settembre 1872)
Rappresentazione dei fatti del Matese
Seguendo i principi organizzativi di Bakunin, insieme ad Andrea Costa, Giuseppe Fanelli, Errico Malatesta e Lodovico Nabruzzi, entra a far parte dell'Alleanza Internazionale dei Socialisti Democratici, una sorta di organizzazione segreta, dotata di speciali statuti, che doveva svolgere la funzione di organizzazione politica da affiancare all’Internazionale. Per conto della Federazione italiana conduce inoltre un’indagine nei confronti di Carlo Terzaghi, sospettato d’avere rapporti con la polizia, che si concluderà con la sua espulsione dall’organizzazione.
In occasione del secondo congresso delle sezioni italiane dell'AIT, convocato a Mirandola ma svoltosi a Bologna (15-16 marzo 1873), Cafiero è arrestato, sottoposto ad interrogatori e poi prosciolto in istruttoria. Nella seconda metà del 1873 si reca in Svizzera da Bakunin, con il quale decidono di acquistare un terreno e costruirvi una villa, che prenderà il nome di "la Baronata", che avrebbe dovuto servire da rifugio sicuro per i rivoluzionari di tutta Europa. Alcune divergenze sulla gestione finanziaria della villa determinano però vivaci discussioni con Bakunin e la fine dell'amicizia tra i due. Questa vicenda personale si va ad inserire nel quadro dei vari tentativi insurrezionali del 1874, tra cui quello di Bologna che si concluderà con il suo arresto.
La fine dell'amicizia con Bakunin e il fallimento delle insurrezioni lo portano a distaccarsi per un momento dal movimento anarchico e a trasferirsi in Russia, dove si unisce in matrimonio con la rivoluzionaria Olimpia Kutusov al fine di sottrarla alle persecuzioni zariste. Tornato in Svizzera, vende altri suoi averi e, nel 1875, ritorna in Italia, prima a Milano, dove entra in contatto con il gruppo de «La Plebe», poi a Bologna, Firenze e Roma. Dalla capitale inoltre fa il corrispondente per il «Bulletin de la Fédération Jurassienne», per cui scrive articoli, firmati con lo pseudonimo "Gregorio", sulla situazione sociale della penisola.
Dopo la conclusione dei processi per i fatti del 1874, terminati con verdetti assolutori, la Federazione italiana si prepara per alcuni convegni a carattere regionale e per quello nazionale di Firenze-Tosi, che si svolgerà in piena campagna per sfuggire alle misure repressive delle autorità che non smettevano di dare la caccia agli anarchici.
La svolta insurrezionalista e comunista anarchica
All'interno del movimento Cafiero si fa portatore di una linea insurrezionalista fondata sulla «propaganda col fatto», che possa attirare l’attenzione dell’opinione pubblica al di là o meno del successo delle azioni. Proprio Cafiero, insieme a Malatesta, è incaricato di illustrare il progetto anarchico insurrezionalista italiano al congresso anarchico internazionale di Berna (26-29 ottobre 1873).
Dopo la morte di Bakunin (1° luglio 1876), che nel frattempo si era riappacificato con Cafiero, all’interno del movimento anarchico si dibatte a lungo sulla sostituzione del programma collettivista («a ciascuno secondo il suo lavoro»), adottato inizialmente anche dall’Internazionale antiautoritaria, con quello comunista anarchico («ad ognuno secondo i suoi bisogni»). Cafiero fa parte di questa tendenza, quantunque egli pensi che a ciò si possa arrivare solo con un’insurrezione generale. Non a caso l'inverno tra il 1875 e il 1876 Cafiero l’aveva passato con Malatesta ad esplorare le zone Matese (zona fra Campobasso e Caserta in cui si susseguivano le azioni di brigantaggio), secondo loro pronte per accogliere una nuova insurrezione anarchica, e allacciando contatti con vari libertari italiani in grado di costituire un gruppo unito e deciso, quello che poi passerà alla storia come Banda del Matese. Cafiero, che aveva tenuto il comando della banda a turno, insieme a Pietro Cesare Ceccarelli e ad Errico Malatesta, è fermato insieme ad altri esponenti del gruppo e trattenuto prima nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e poi in quello di Benevento. Durante la fase detentiva si dedica alla traduzione e alla stesura del primo libro de Il Capitale di Karl Marx.
Al processo per i fatti del Matese, che si celebra a Benevento nell’agosto del 1878, Cafiero viene difeso dal giovane avvocato Francesco Saverio Merlino. Comprendendo l'importanza dell'evento, l'anarchico barlettano utilizza le udienze come cassa di risonanza per le sue idee: davanti alla giuria egli illustra il significato di «comunismo e anarchia», principi base del programma comunista anarchico; Cafiero definisce il comunismo come la collettivizzazione dei beni e dei capitali, «nella federazione universale delle associazioni produttive», e l'anarchia come il contrario della gerarchia: «uno stato verso cui tutta l’umanità s’incammina». Alla fine del processo lui e tutti i suoi compagni sono assolti e liberati.
L'esilio in Francia e Svizzera
Risolti momentaneamente i problemi giudiziari, Cafiero lascia l'Italia e parte per la Francia, fermandosi nei pressi di Versailles, a Les Molières. Nel 1879 viene dato alle stampe il Compendio del primo volume de "Il Capitale", che godrà del pubblico elogio dello stesso Marx a cui era stata inviata una copia. Intanto la moglie Olimpia, dopo una drammatica fuga dalla Siberia, riesce a raggiungere la Svizzera, nello stesso periodo in cui Cafiero è invece attivamente impegnato nel movimento anarchico francese, anche perché quello italiano è sottoposto alle dure repressioni delle autorità dopo l'attentato di Giovanni Passannante ad Umberto I. Il 18 novembre 1879 è espulso dalla Francia, insieme a Malatesta, per aver partecipato ad una riunione nel corso della quale era stato malmenato un funzionario di polizia. Recatosi in Svizzera, si stabilisce prima a Ginevra, dove entra in rapporti con gli anarchici del gruppo che ruota intorno a «Revolté», storico periodico fondato da Kropotkin, poi a Berna ed infine a Lugano.
Venduta la villa de "La Baronata", Cafiero acquisisce un po’ di finanze che gli permettono di proseguire con maggiori tranquillità la propria attività anarchica, che soprattutto durante il periodo luganese risulterà molto florida grazie agli stretti rapporti con un nucleo di internazionalisti formato da Gaetano Grassi, Florido Matteucci, Egisto Marzoli, Filippo Boschiero ed altri. A Lugano scrive anche il saggio Rivoluzione, che sarà pubblicato in parte su «La Revolution social» di Saint-Cloud (20 febbraio-31 luglio 1881).
Allontanatosi da Lugano nell’ottobre 1880 per partecipare al convegno della Federazione anarchica del Giura di Chaux de Fonds (9-10 ottobre), vi pronuncia il celebre discorso su Anarchia e comunismo, incentrato sulla convinzione che la rivoluzione sia una legge che regola la storia dell’umanità e che rende possibile il progresso dei popoli nel corso del tempo:
«La rivoluzione è causa ed effetto di ogni progresso umano, è la condizione di vita, la legge naturale dell’umanità : arrestarla è un crimine; ristabilire il suo corso è un dovere umano».
Presiede poi anche il congresso della federazione socialista dell’alta Italia (Chiasso, 5-6 dicembre 1880), dove reitera la sua opposizione alle elezioni e al sistema parlamentare. Il congresso, al solo scopo di promuovere agitazione sociale, stabilisce ugualmente di partecipare alle manifestazioni di Roma in favore del suffragio universale. Cafiero e Cipriani sono delegati da alcuni gruppi a parteciparvi, ma a causa del rinvio della manifestazione dal 27 gennaio al 10 febbraio sono costretti a rinunciarvi.
A Lugano incontra Anna Kuluscioff e di lei si avvale per un progetto sulla ristampa dei Saggi di Carlo Pisacane, che erano stati ritrovati in una biblioteca di un liceo del luogo. L'operazione però non andrà mai in porto. Traduce e legge De l'autre vivre di Alexandre Herzen e si scaglia contro l'idea, ventilata da molti anarchici italiani, sull'abbandono dell'insurrezionalismo e l'inserimento nella vita parlamentare ed elettorale del paese. Il più clamoroso voltafaccia all'anarchismo è quello di Andrea Costa, contro cui Cafiero scrive una lettera, indirizzata agli internazionalisti Vittorino Valbonesi e Ruggero Moravalli, che sarà pubblicata su «Il Grido del popolo», giornale diretto da Francesco Saverio Merlino.
Cafiero, Malatesta e Merlino sono gli esponenti di maggior spicco dell'ala rivoluzionaria del movimento e si preparano a portare avanti la loro linea anche al congresso internazionale di Londra, a cui Cafiero non parteciperà e scriverà solo la circolare di convocazione. Insieme a Malatesta e a Vito Solieri, internazionalista in esilio a Londra, Cafiero firma anche la nascita del periodico «L'Insurrezione», che però non sarà mai pubblicato. Si dichiara a favore dell'«insurrezionismo» 1, purchè spontaneo, non organizzato strutturalmente, come poi spiega in una lettera indirizzata a «Il grido del popolo».
Il 4 settembre 1881 viene arrestato nella sua casa di Ruvigliana, vicino a Lugano, insieme al greco-rumeno Apostolo Paolides e ad un gruppo di anarchici piemontesi. Rilasciato dopo una breve detenzione, nell'inverno 1881-82 lascia la Svizzera per recarsi a Londra, dove frequentemente si incontra con Kropotkin e Malatesta.
Il rientro in Italia e la tattica elettorale
Rientrato in Italia nella primavera del 1882, annuncia, fra la sorpresa generale, la sua adesione alla tattica elettorale. Nonostante stiano cominciando a manifestarsi i primi segni della malattia mentale che in seguito limiteranno il suo attivismo, prende contatto con Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani, redattori de «La Plebe», ed invia una lettera ad Alcibiade Moneta, direttore de «La Favilla» di Mantova, dichiarando che di fronte alle scelte elettoralistiche dei socialisti egli sceglieva di non isolarsi dalle masse, dichiarando che era «meglio fare un solo passo con i compagni nella via reale della vita che rimanere isolati a percorrere centinaia di leghe in astratto» (aprile 1882).
Attraversato da una profonda crisi interiore, ne discute con Kropotkin e Malatesta, sostenendo di voler rinunciare «non all'ideale, ma alla pratica anarchica, non all'anarchia, ma all'anarchismo».
 

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