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i311: adesione appello Consiglio Comunale Trento



4 Si, come prima scelta

Approvato

4Si100%Si
0Astensione0%Astensione
0No0%No

proposta

ADESIONE appello
COMBATTIAMO LA POVERTÀ, NON LE PERSONE POVERE
Il consiglio comunale di Trento si accinge ad approvare una delibera che comporterà la
modifica del regolamento di polizia municipale, estendendo a praticamente tutta la città,
certamente all'intero centro storico, il divieto di effettuare questua, comportamento indicato
nel testo proposto dal sindaco alla commissione capigruppo con il termine, ad accezione
negativa, di ​ accattonaggio​ .
Il divieto di chiedere elemosina, se approvato, sarà esteso alle zone vicine a: uffici pubblici,
scuole, ospedali, residenze per anziani, luoghi di culto o destinati alla memoria dei defunti,
pubblici esercizi, esercizi commerciali o artigianali, fiere e mercati. Ma anche in prossimità di
intersezioni stradali, semaforiche o meno, o dove la questua sia di intralcio alla circolazione
dei veicoli. Ancora, all'interno o in corrispondenza degli accessi alle zone adibite a
parcheggio.
La proposta di delibera non tiene evidentemente conto delle sentenze n. 519 del 1995 e
n.115 del 2011 della Corte Costituzionale per cui la mendicità non può essere oggetto di
azioni repressive, se si limita alla semplice richiesta d’aiuto, e neanche dell’esito di un
ricorso straordinario presentato al presidente della Repubblica e accolto con sentenza del 9
novembre 2016, che rende illegittima un’ordinanza del sindaco di Molinello (Bo) che
prevedeva analoghi provvedimenti.
Ciò che prevale, infatti, è un’ideologia del ​ decoro ​ urbano ​ secondo cui le persone povere, le
persone che si prostituiscono, fanno parte della categoria ​ degrado ​ e vanno allontanate dallo
sguardo di noi, persone benestanti, che non siamo capaci di integrare nel tessuto sociale,
lavorativo, economico chi vive o si trova in condizioni di svantaggio socio economico. Se poi
queste persone sono immigrate o, peggio, immigrate e “clandestine”, allora il livello di
degrado urbano che rappresenterebbero e contro cui si stanno adottando provvedimenti
sempre più disumani e solo repressivi, si alza notevolmente.
Lo stesso utilizzo della parola accattonaggio al posto di elemosina o questua ha il suo peso
nel nascondere quella che è ormai a tutti gli effetti una guerra dichiarata alla solidarietà
spontanea non istituzionalizzata, non di sistema. Il tutto è accompagnato dalla retorica della
lotta al racket dell’accattonaggio, che evidentemente prevede, per chi vi si appella, che a
pagare siano le ​ vittime del racket,​ non i loro sfruttatori.
La proposta di delibera è stata, di fatto, costruita inseguendo gli umori predominanti,
adeguatamente orientati dalla propaganda antidegrado dominante ormai da mesi. Non si fa
riferimento a dati, a studi del fenomeno in città (studi che non esistono allo stato attuale) o a
rapporti delle forze dell’ordine.
E quando si oltrepassa quel confine che separa l’umanità dalla disumanità, si perde anche la
capacità di comprendere la gravità del negare il ​ diritto sacrosanto che ogni persona ha di
chiedere aiuto se si trova in condizioni di bisogno. Si perde il buon senso fino al punto di
non rendersi conto dell'assurdità di far pagare una sanzione amministrativa a chi chiede
l’elemosina. Si perde la capacità di guardare lontano, non cogliendo la ricaduta negativa che
ha sulla percezione della gente il porre l’etichetta di persona che compie un illecito, tant’è
che si prevedono divieto e sanzione, a chi semplicemente chiede l’elemosina.
Etichettare come persona che compie un illecito chi mendica favorisce infatti la diffusione
dell’idea che la povertà sia reato da punire con sanzioni e divieti e, nella percezione
comune, le persone povere diventano soggetti fastidiosi, molesti, non idonei alla
rappresentazione di città cartolina che le recenti normative nazionali e locali sostengono.Chiediamo al sindaco ​ Alessandro Andreatta​ , alla giunta, ai consiglieri e alle consigliere del
comune di Trento di ​ fermarsi​ , di non proseguire nella modifica del regolamento di polizia
municipale, che già prevede peraltro alcune zone dove è applicato il divieto di questua.
Chiediamo a chi ha potere decisionale di non farlo sulla pelle di persone di cui si ignora la
storia che le conduce a elemosinare, sapendo che sicuramente tra loro c’è anche chi fa
della questua un mestiere, chi è vittima del racket. Ma non è con politiche securitarie e
repressive, che colpiscono le vittime, che si risolvono problemi sociali spesso da noi causati
attraverso scelte politiche populiste e neoliberiste.
La lotta alla povertà richiede ​ coraggio​ , anche il coraggio di rendersi impopolari. Per la lotta
ai poveri è sufficiente un po’ di vigliaccheria e quella, chi più chi meno, l’abbiamo tutte e tutti
al bisogno.
Abbiate quindi il coraggio di ​ restare umani in una fase storico politica in cui, ci rendiamo
conto, è molto difficile farlo. ​ Fermatevi​ !
Antonia Romano Cons. Com. TN
seguono firme associazioni, gruppi e singole persone

Nessun emendamento